| Andy
Warhol

(Foto:Marylin
Monroe di Andy Warhol)
Andrew (detto Andy) Warhol, artista e regista statunitense (Pittsburgh,
6 agosto 1928 – New York, 22 febbraio 1987). Attivo a New
York dove visse dal 1952, fu la figura di punta della pop-art
americana e uno dei più importanti personaggi dell'avanguardia
internazionale. Attorno al 1960, ponendo termine a una breve esperienza
di pittura espressionista astratta, cominciò a riprodurre
nelle sue opere vignette tratte da fumetti, prime pagine di giornali,
bottiglie di Coca-cola, le celebri lattine di minestra
Campbell's, bigllietti da un dollaro; tutti soggetti
variamente ingranditi o riuniti in serie, prima con una tecnica
non priva di "effetti pittorici" (etichette parzialmente
accartocciate sulle lattine, accenni di elementari chiaro-scuro),
poi in raffiguarazioni sempre più schematiche ed essenziali,
"impersonali". Negli anni successivi, a partire dal
1963, l'indagine di Warhol si dedicò, con il linguaggio
che aveva eleaborato, alla rivelazione della mitologia del nostro
tempo: il divismo nello spettacolo e nella cronica (mondana e
politica: serigrafie, riprese con i colori, di Elvis Presley,
Marlon Brando, Jacqueline Kennedy, Marilyn Monroe, Liz Taylor
e Mao Tse-tsung) e sui temi da sempre fondamentali (come la morte),
sempre filtrati attraverso la riproduzione fotografica e l'accostamento
in serie delle immagini (Myths) che raffigurarono dieci personaggi,
sempre gli stessi, illineati in colonne verticali, accomunati
dal fatto di essere considerati miti della cultura di massa del
Novecento.
Negli
ultimi anni la serie di ritratti si arricchì con realizzazioni
in cui, su una base oggettiva, rappresentata da una foto impressa
sulla tela con la tecnica serigrafica e trattata successivamente
con larghe pennellate, egli sovrappose la sua personale visione
del soggetto. Questa attività di "registrazione"
di immagini e situzioni, sempre aliena da giudizi morali, trovò
dal 1963 naturale sbocco nella produzione di film underground:
tecnica che negli ultimi anni divenna la principale forma espressiva
di Warhol, che elaborava le sue opere all'interno di una comunità
(la cosidetta factory, cioè l'officina), dove ognuno dava
il suo apporto creativio in piena liberttà. I suoi film
non sono a soggetto, ma registrazioni integrali di comuni situazioni
umane (il sonno, il sesso, la droga ecc), di durata a volte lunghissima.
Tra i titoli si ricordano: Sonno (1963), Empire
(1964), Chelsea girls (1966), Nude Restaurant
(1967), Fuck (1969).
(Tratto
dall'Enciclopedia Tematica Espresso Grandi Opere)
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