Medici
e Stregoni
Si pensava che le malattie fossero provocate da peccati, malefici,
ingresso nel corpo dello spirito dei maligni vaganti, violazione
di tabù. La cura spettava pertanto a quanti possedevano
i poteri particolari, sacerdoti, sciamani e stregoni. La terapia
dei sacerdoti era basata sulle preghiere, digiuni e mortificazioni.
I veri medici erano gli sciamani e stregoni.
Gli sciamani o uomini che sapevano guarire (ma potevano essere
anche donne), erano numerose in tutto il continente, si trattava
di individui speciali, che rilevavano nel loro comportamento la
vocazione: comportamento instabile, epilessia o mutilazione per
qualche causa eccezionale (fulmine). Shoshoni o Yuma acquistavano
i poteri magici in un sogno, nel quale appariva l'essere supremo
o un'altra divinità; per gli yurok e gli Hupa il potere
specifico proveniva da certe sostanze lasciate nel loro corpo
da qualche spirito; questi guaritori apprendevano la professione
stando per lunghi anni con un maestro e spesso con l'aiuto di
narcotici, allucinogeni e digiuni prolungati, veniva loro insegnato
a diagnosticare le malattie, a manipolare alcuni oggetti sacri
per catturare e allontanare gli spiriti maligni, imparavano preghiere
e congiuri e l'impiego della medicina naturale; molti di loro
erano abili prestigiatori, altri buoni ventriloqui, come i machi
o sciamani araucani. Apparentemente vivevano come tutti gli altri,
ma in alcuni casi si comportavano in modo speciale: gli sciamani
haida, per esempio, non mangiavano le alghe, nè grasso
di balena, non si lavavano e pettinavano i capelli, portavano
un osso ricurvo nel setto nasale e un animale d'osso con animali
intagliati. In molti luoghi gli stregoni erano gli stessi sciamani,
in altri sciamani che non avevano completato l'apprendistato.
Anche lo stregone era chiamato curandero. Accadeva
spesso che la famiglia avesse il proprio stregone curante, che
risanava malattie comuni e cacciava spiriti maligni domestici
durante i riti di transizione: tra gli Alakaluf, per esempio,
tutti gli anziani di un certo prestigio erano stregoni.

Fatucchieri
erano generalmente gli stregoni malefici o gli sciamani che acconsentivano
a fare malefici. I servizi del fattucchiere erano molto costosi,
per i pericoli che implicava scatenare il male. I grandi medici
erano gli sciamani, seguiti dagli stregoni che praticavano una
medicina minore.Nelle pratiche terapeutiche si mischiavano purificazione
dal peccato, riti tendenti ad espellere dal corpo gli spiriti
maligni con utili rimedi quali purghe, salassi, incisioni, massaggi,
tisane, bagni di vapore e d'acqua fredda, seguenti, erbe medicinali.
Gli sciamani haida applicavano fonti di calore alle infiammazioni
o le aprivano curandole con materie vegetali quali resina di abete.
Gli Aztechi possedevano
grazie ai sacrifici, un'eccellente conoscenza dell'anatomia umana;
le loro continue guerre fecero sviluppare la traumatologia; praticavano
anche la steccatura delle ossa fratturate, utilizzavano coagulanti
e cicatrizzanti per le ferite, salassavano con coltelli d'ossidiana.
Il morso veniva curato succhiando la parte morsa, per togliere
immediatamente il veleno, e poi mettere sopra una pellicola di
agave, e avvicinando al fuoco la morsicatura, scaldandola e strofinandola
con picietl (tabacco). L'uso delle erbe medicinali,
molte delle quali hanno arricchito la farmacopea europea, ebbe
un largo impiego: gli Incas
usavano la coca come rimedio per vomito, emorragia e diarrea;
il balsamo del Perù, a volte la salsapariglia, serviva
a curare le ulcerazioni; purganti erano la radice di huacancha,
il decotto di foglie verdi di mais o molle (pepe peruviano), sciolto
in una bevanda alcolica. La corteccia di china
(chinino) fungeva da febbrifugho, così come la linfa di
alcune cactacee e gli infusi di certi fiori gialli. La quinoia
serviva per l'infiammazione della gola, quella della manioca per
gli attacchi di reumatismo, quelle di apichu
(mescolate col grasso) per le zecche. Il succo d'oca si applicava
alle infiammazioni dei reni, il fumo della corteccia di china
curava l'emicrania, l'erba chilca i dolori di
articolazioni, l'erba matecclu le affezioni oculari.
I medici inca esercitavano la traumatologia per le fratture e
la chirurgia per le amputazioni, ma più notevole erano
senza dubbio la trapanazione del cranio. Si addormentavano i pazienti
con cocaina (cocaina più un forte sostanza alcalina); si
perforavano le pareti craniche con coltelli di metallo a forma
di T, la cui parte superiore era ricurva e affilata; si praticava
così un foro a forma di di finestra quadrangolare, dal
quale si estirpava il male. Molte persone erano state trapanate
più volte con grande successo.

Gli
Aztechi facevano grande uso di erboristeria
con purganti, emetici, diuretici, sedativi e narcotici;
il tabacco era rimedio ai dolori di testa, la
corteccia della passiflora per il mal di petto.
Il Sahagùn dedicò gran parte del libro undicesimo
alle erbe e alle piante medicinali di questo popolo: se ne è
appreso che si utilizzavano: il balsmo di Perù,
la radice di gialappa, la salsapariglia e l'iztacpatli
per la febbre, il chichiquahuitl contro
la dissenteria, l'iztacoannepilli come diuretico
e il nixtamalaxochtl come revulsivo, la valeriana
come antispasmodico e il matlalitztic come antiemorragico.
(Tratto daAmerica 1942 di Manuel Lucena Salmoral)
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