Matrimonio
e Procreazione
I
figli nella società precolombiana. I
Maya pensavano che chi
non ne avesse fosse corrotto dal peccato e dovesse purificarsi,
cavandosi sangue e sacrificando volatili. Se ancora i figli non
arrivavano si consultava il sacerdote per divinarne il motivo.
Per il sacerdote la causa era il peccato, per cui ordinava che
la coppia dormisse separata per 40 o 50 giorni, non mangiasse
nè sale, nè pane secco, ma solo mais e vivesse in
una grotta. Seguendo queste prescrzioni si ingraziavano gli dei,
che avrebbero concesso la discendenza; il metodo era considerato
infallibile: se non arrivavano significava che la coppia aveva
dei peccati tali da non meritare il perdono.

Anche gli Incas e gli
Aztechi desideravano
i figli. Tra gli Aztechi la gravidanza venva festeggiata con un
banchetto; la donna veniva messa sotto la protezione di Teteonnàan,
madre degli dèi, e di Ayopechtli, che presiedeva ai parti.
Comune
era alla donna di astenersi dalla vita sessuale o dal mangiare
determinati cibi. Riferendosi a tribù degli attuali Stati
Uniti, Cabeza de Vaca afferma che tutti gli indiani
avevano l'abtudine di non dormire con le mogli dal giorno in cui
rimangono incinte, finchè non siano passati 2 anni dalla
nascita. Gli Incas imponevano certe restrizioni alimentari alle
gravide e tra gli Aztechi la levatrice ad indicare la terapia,che
spesso applicava l'astensione a certi alimenti e l'evitare di
posare lo sguardo su alcunchè di colore rosso, per scongiurare
il pericolo che il bambino al momento del parto si presentasse
di traverso.

Il
peccato o il maleficio era anche la causa della malattia, la quale
si doveva redimere con espiazione personale. Gli Incas ed Aztechi
praticavano la confessione, cui seguiva la penitenza. In quanto
al maleficio, era scongiurato per mezzo degli
sciamani e degli stregoni.
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