Eschimesi
Per
gli Eschimesi la caccia rappresentava la linea di confine tra
la vita e la morte. Gli Eschimesi chiamavano se stessi "Inuit",
che significa uomini; non potevano concepire infatti che potessero
esistere sulla terra, ossia sul ghiaccio, altri esseri viventi,
dal momento che non li vedevano. Cacciavano tutto l'anno; la stagione
della caccia cominciava quando le giornate si accorciavano (dal
21 agosto) e si formavano i primi ghiacci. Il periodo migliore
era quello in cui il sole spariva e arrivava la grande oscurità.
La caccia si praticava alla luce della luna. Cacciavano trichechi,
balene bianche, foche. Gli Inuit provvisiti di silenziose calzature
di pelle di orso, cercavano i fori che le foche facevano nel ghiaccio
per respirare; ascoltavano e attendevano, quando l'animale compariva
lanciavano l'arpione per poterlo prendere. Quando l'inverno era
ormai inoltrato, l'eschimese abbandonava i lavori e viveva delle
riserve alimentari. Era l'epoca della convivenza con i simili;
andava a fare visite, organizzava banchetti e feste. Vigevano
strani costumi: l'ospite poteva e doveva avere rapporti con la
moglie del padrone di casa; se aveva la moglie con sè,
il problema si risolveva con lo scambio delle spose. La vacanza
terminava il 21 febbraio al riapparire del sole. Dal 21 aprile
il sole brillava senza mai tramontare ed era il momento più
opportuno per cacciare le foche che si scaldavano al sole. Quando
l'estate finiva, gli Eschimesi cacciavano il caribù con
arco e frecce.

A sud degli Eschimesi vivevano gli Algonchini
grandi cacciatori di renne. Delle renne si utilizzava di tutto:
la carne per alimentarsi, la pelle per coprirsi ed il grasso per
cucinare ed illuminare. Altri cacciatori di renne erano i Denè.
I Denè avevano inventato speciali slitte per correre sul
ghiaccio, i toboga, costruiti con due tavole
sollevate nella parte anteriore, sulle quali si potevano trasportare
merci. Grandi cacciatori di cervi erano gli Shoshoni;
prendevano questi animali camuffandosi con le pelli e le corna
dello stesso animale, il che permetteva di avvicinarsi a tiro
di freccia.

Ancora
oggi gli Eschimesi vivono di caccia e di pesca. Per i trasporti
si servono di slitte trainate da cani e di imbarcazioni in pelle
di foca ossia i Kayak. Gli Igloo sono le abitazioni, costruite
con blocchi di ghiaccio disposti a forma di cupola sferica. La
lingua principale è l'inuit,
tradizionalmente parlata in tutta l'Artide nordamericana e in
alcune parti della zona subartica, nel Labrador. La lingua tradizionale
è un sistema di dialetti strettamente interconnessi che
non sono facilmente comprensibili da un capo all'altro del mondo
inuit. La religione occupa uno spazio relativamente
ristretto; sembra che gli eschimesi non sentano il bisogno di
trovare spiegazioni sull'origine della Terra e dei fenomeni naturali.
In particolare due tipi di mito sembrano davvero comuni all'intero
mondo eschimese: l'origine della Luna e del Sole e l'origine della
dea o donna del mare, ovvero la progenitrice di tutti gli animali
marini e dunque elemento importante per questo popolo di cacciatori
e pescatori.
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