Calendari
tra le civiltà amerinde
Due scuole di pensiero, una civile e l'altra religiosa, determinarono
la creazione di due tipi di calendari, che alla fine si congiunsero
per dare un'immagine integrata della successione temporale. La
successione dei cicli annuali era conosciuta da tutti i popoli
amerindi, anche se la misurazione dell'anno risultava difficile;
gli Haida, per esempio, segnavano sulla parete occidentale della
casa il primo raggio di sole che filtrava da un foro praticato
nella parete orientale; quando arrivava un solstizio, colpiva
per vari giorni sempre lo stesso punto, tornando quindi a ripetere
il ciclo. L'unone di tutti i segni costituiva il calendario, che
venne diviso in 12 mesi lunari.

Gli Incas raggiunsero una maggiore precisione grazie al loro culto
solare,che permise di calcolare i solstizi d'estate (21 dicembre)
e d'inverno (21 giugno). Gli Incas stabilirono un calendario di
365 giorni, ognuno dei quali era materializzato in una huaca,
o luogo sacro. Dieci giorni formavano una sorta di "settimana"
e tre settimane formavano il mese o quilla, dodici
dei quali componevano un anno. ll Calendario fu utilizzato per
i lavori agricoli e le feste. Astronomi migliori furono i Maya,
che stabilirono un anno solare di 365 giorni e un altro religioso
di 260. Quest'ultimo era formato dalla combinazione di due elementi:
una serie di numeri da 1 a 13 e una serie di 20 nomi: Imix, Ik,
Akbal, Kan, Chicchan, Cimi, Manik, Lamat, Muluc, Oc, Chuen, Eb,
Ben, Ix, Men, Cib, Caban, Etznab, Caunac e Ahau.
L'abbinamento di nomi e numeri si compiva nel modo seguente: 1
Imix, 2 Ik, e così via fino al 13 Ben; ricominciava poi
la serie dei numeri abbinata a ciò che rimaneva della serie
dei nomi:1 Ix, 2 Men fino a 7 Ahau; a questo punto si continuava
con i numeri, ricominciando con i nomi: 8 Imix, 9 Ik. Risultava
così che l'1 Imix si ripeteva solo alla fine di 260 giorni,
che costituivano l'anno religioso o ciclo tzolkin.
Il punto d'incontro dei due calendari avveniva dopo 18.980 giorni.
Questa sorta di secolo di 52 anni fu comune alle civiltà
classiche e post-classiche.
Gli
Aztechi utilizzavano calendari analoghi. Quello solare o xiupohualli
si formava combinando una serie da 1 a 20 col nome del
mese in corso, che prendeva i significati di "crescita",
"cessano le acque", "scorticamento di uomini",
"piccola veglia", "grandeveglia", "siccità"
e cosìvia. Il calendario sacro era il tonapohualli
(libro dei destini), e si fondava ugualmente sulle due
serie di tredici numeri e di venti nomi (coccodrillo, vento, casa,
lucertola, serpente, morte, cervo, coniglio, acqua, cane, scimmia,
erba, canna, giaguaro, aquila, avvoltoio, movimento, coltello,
pioggia e fiore). Al ternine di un ciclo di 52 anni solari si
temeva che il sole non tornasse più a sorgere, per cui
gli ultimi 5 giorni erano considerati infausti. L'ultimo giorno
dell'anno e del ciclo, si spegnevano i focolari e la gente passava
la notte vegliando, mentre astronomi e sacerdoti scrutavano il
cielo in cerca di segni favorevoli o nefasti. La comparsa delle
costellazioni dei Gemelli o mamahuaztli,
vicini alle 7 Pleiadi, era considerato presagio che il
mondo avrebbe continuato a esistere. Al sorgere del nuovo sole
si accendeva il fuoco nel petto di un uomo sacrificato sul Cerro
de la Estrella e lo si diffondeva in tutti i focolari, nei quali
tornavano il calore e la luce. Sembra che gli Aztechi avessere
un anno bisestile ogni 4 anni, che conoscessero i cicli sinodici
di Venere e Marte e considerassero le comete presagio di sciagura.
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